La poesia nella scuola dell’infanzia

di Giovanna Secondulfo

Mario Luzi, grande poeta del ‘900 ancora forse,e purtroppo, poco conosciuto diceva: “Far conoscere la poesia ai bambini? Quasi un imperativo”, immagino dicesse “quasi” per quella sua straordinaria capacità di sensibile e democratico uomo di cultura come pochi, che, se è tale, non impone mai anche solo nel linguaggio.

E perché bambini e poesia?

Perché è un abbinamento perfetto, la spontaneità, la purezza, l’essenzialità dei bambini si sposa perfettamente con le caratteristiche del genere poetico. Il messaggio bambino, il fanciullino, di cui parlava Pascoli  rispetto al poeta è proprio un essere puro in divenire, come i bambini.

I bambini fin da piccoli vengono a contatto e volentieri con il linguaggio poetico e da quello spesso assimilano parole che vanno pian piano a costruire il loro lessico, da quello apprendono il ritmo, che indica il più ampio concetto della scansione del tempo, il battere e levare riportato nella loro giornata con i diversi momenti, tra il tempo scuola, il tempo casa, il tempo del sonno, il tempo del risveglio.

I poeti più antichi che noi conosciamo e dei quali sono arrivate fino a noi le loro opere e non i loro nomi, pensiamo alle antiche storie mitologiche, ai primi poemi, raccontavano, declamavano i versi, la cui caratteristica principale era la ripetitività. Se consultiamo anche un testo omerico, Iliade o Odissea che sia, dopo una prima lettura notiamo che molti versi si ripetono uguali, in qualche caso intere scene. Perché?

Perché gli ascoltatori potessero memorizzarle con semplicità e da lì imparare, perché l’aedo o il rapsodo di turno aveva anche una importante funzione didattica. Questo per spiegare perché ai bambini e quindi nella scuola dell’infanzia anche, le filastrocche e  le poesie che si ripetono sono il primo assaggio di poesia necessario. La ripetitività e la musicalità sono due elementi che operano positivamente sui bambini sia a livello cognitivo che linguistico. Non tralascerei l’aspetto emotivo, ascoltare una poesia o una filastrocca consente ai bambini di esplorare le loro emozioni più intime. Le parole della poesia attraversano il linguaggio delle emozioni in cui i bambini si riconoscono e a volte le imitano. La presenza di un adulto che legge può aiutarli a manifestarle ma ad essere anche contenuti, in quel limite che è d’obbligo fargli conoscere. Imparano a conoscere come sono fatti “dentro” e questo gli consente di acquisire sicurezza e fiducia in se stessi per costruire la loro identità.

E allora via all’ascolto di melodie di parole come quelle di Gianni Rodari, Leo Lionni, Roberto Piumini, Nico Orengo, Bruno Tognolini, Giusi Quarenghi e magari anche P.Pace e T.Pera, che per la prima volta hanno portato in Italia i componimenti haiku ( nati in Giappone nel XVII secolo, brevissimi ma densi di significato) che molto somigliano ai bambini quando ascoltano la poesia e ci lasciano “incantati”

Proprio con un testo bellissimo di Giusi Quarenghi chiuderei questa breve riflessione, un testo dove il ritmo è calzante, poche ed imperfette le rime, eppure le parole evocano nei bambini un mondo di emozioni e conoscenze:

 

Pioggia, sole…

Nella parola sole sto a gambe nude

A testa scoperta nella parola pioggia

A occhi bendati nella parola nebbia

Faccio bocconi della parola pane

La parola acqua mi scorre in gola

E la parola neve prenderò coi guanti

 

Ma la parola amico non mi basterà

da sola non può fare la mano sulla spalla

risate a crepapelle, tacere più vicini

e mille segrete cose che fanno volare il cuore”

 

 

 

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