Quante volte al giorno vi capita di dire e sentire la parola ‘devo‘ e i suoi derivati?       

“Devo fare la spesa”       

“Devi passare in libreria!”       

“Ho il dovere io di occuparmi di questa cosa”       

“Non dovrei mangiare così tanto”       

“Lei /lui non dovrebbe essere così critica/0”       

Queste frasi sembrano innocue, vero? Eppure, provate a rileggerle con attenzione per alcune volte. Dopo poco, è possibile che iniziate a sentire un senso di inquietudine e, persino, di oppressione e di ansia. Il verbo ‘dovere‘ evoca la sensazione di costrizione, di obbligo, oppure l’anticipazione di conseguenze negative nel caso in cui non si riuscisse a svolgere il compito. Si verifica un fenomeno curioso: gran parte delle cose che pensiamo di dover fare (o che debbano essere fatte)… è preferibile che siano fatte. Se analizziamo le frasi precedenti, vi accorgerete che si tratta di attività che sarebbe preferibile fare, che potete fare o che vorreste fare. FACCIAMO UN ESPERIMENTO? Proviamo a sostituire il verbo ‘dovere‘ con il verbo ‘volere‘, il verbo ‘potere‘, oppure con l’espressione ‘è preferibile che‘.       

“Vorrei fare la spesa”       

“Puoi passare in libreria?”       

“Voglio occuparmi io di questa cosa”       

“Non vorrei mangiare così tanto”       

“Sarebbe preferibile che lei /lui non fosse così critica/0″       

Ora rileggete le frasi… il cambio di verbo, che effetto fa? Questa sostituzione verbale porta la persona a ritenere un dovere anche ciò che, a guardare bene, un dovere non è. Ci fa stare meglio, più consapevoli e liberi da ansie. Lo stesso tipo di meccanismo linguistico è d’aiuto a chi sta vivendo un periodo di sovraccarico lavorativo o domestico. Usare la sostituzione del verbo ‘dovere’ consente di creare una playlist delle priorità. Quante volte ci capita di ascoltare frasi che evocano dei “fallimenti”?   

“ogni volta che provo a cambiare qualcosa va sempre tutto storto”       

“non inizio una nuova storia perché tanto già so che non finirà bene”       

In questa maniera la nostra mente caratterizza quelle parole e va a focalizzare il fallimento vissuto senza cercare le cause o dei rimedi per migliorare quella situazione vissuta. La mente considera concreto solo ciò che noi focalizziamo con le parole. Quindi se penso al fallimento per quella situazione, il fallimento molto probabilmente si avvererà. FACCIAMO UN ESPERIMENTO? Pensiamo ad una situazione che ci ha lasciati completamente insoddisfatti e ripetiamo 3 volte:       

“ho fallito”       

“ho fallito”       

“ho fallito”

Concentriamoci poi sulle sensazioni che queste parole provocano al nostro stato interiore. Al contrario se ripetiamo a noi stessi:      

“volevo un altro risultato”      

“volevo un altro risultato”      

“volevo un altro risultato”

Concentriamoci poi sulle sensazioni che queste parole provocano al nostro stato interiore. Quale è l’aspetto differente di stato d’animo tra i due modi di dire? La parola “fallimento” non ci da scampo, ci lascia attoniti, fermi, inermi, immobili rispetto all’insuccesso. Mentre la parola risultato evoca e ci fa venire in mente i fattori che hanno influenzato l’esito dell’insuccesso. In questo modo può risultare più facile riconoscerli, coglierli ed eventualmente fare qualcosa di diverso in qualche altra occasione. Le parole della mente sono molto potenti ed influenzano la nostra emotività. Sfruttiamole ed utilizziamole in maniera corretta, nella vita personale e professionale.

Nihil sub sole novum!

UNA MAGIA PER LA NOSTRA MENTE: L’IMPORTANZA DELLE PAROLE

di Gaetano Donnarumma - lettura di Stefania Guarracino

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